Mail

Per un periodo ho disinstallato tutti i social dal cellulare e comunicato ad alcuni amici che sarei stata contattabile solo tramite e-mail. Riporto qua alcuni scambi, perché solitamente non mi capita di scrivere sulla mia vita.

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Io oggi ho finalmente concluso tutti i miei impegni accademici e primi impegni sociali e posso finalmente sedermi e non fare niente per un pochino. Ho ancora il prurito del dover necessariamente essere in qualche modo produttiva ma avendo raggiunto questa prima conclusione di attese di esiti sento che l’urgenza si sia un po’ affievolita.

Innanzitutto, mi permetto di flexare, ho la media maggiore di 30:

Secondo, ho preso C2 in inglese ma sulla certificazione ho una foto orribile di me con il flash che mi perseguiterà per almeno i 2 anni di validità:

Infine, non avendo portato con me libri all’infuori di La società dello spettacolo, ne ho preso uno nuovo, Realismo Capitalista di Mark Fisher, che mi sta intrattenendo più di tutti gli altri per la quantità di riferimenti alla cultura pop esoterici che la Me a cui piaceva essere schizo nel 2019 avrebbe molto apprezzato.

Stare a Milano mi ha fatto molto mancare lo stare a Milano. Conoscendo da poco le persone che mi stanno attorno in questa di Venezia, sento spesso ancora di non poter essere la vera me stessa per compiacere alle aspettative altrui.

Crescendo, ho sempre attribuito la mia autostima al mio andamento accademico, unico mio strumento di redenzione che mi permettesse di non essere necessariamente sempre inferiore a tutti gli altri. Questo sentimento sta riaffiorando adesso a Venezia, dove sento di non possedere alcun briciolo di credibilità se non quella scolastica. Eppure mi ricordo che a Milano non fosse così tragica la situazione… Perché sono tutti così stronzi qua? Addirittura perfino più di Milano? Nessuno sembra prendermi sul serio finché non menziono i miei risultati accademici, e come in una profezia autoavverante, mi ostento a voler dimostrare la mia “intelligenza” perché senza non sono più niente, perché finisco per circondarmi di gente a cui va bene avermi attorno solo per quello.

In ogni caso, starne lontano mi ha fatto ora apprezzare molto la città, le sue persone, il disordine causato dalla sua freneticità. Mi sento affine alla sua personificazione. Apprezzo più che mai i miei amici di Milano, di cui quasi nessun membro è veramente milanese, ma iniziati dall’essere dei fuori sede spaesati. Mi manca il camminare per strada e non vedere gente che conosco o che ho già intravisto. Mi manca appendermi ai pali della metro per non cadere su qualche poretto che sta sparando a tutto volume un tiktok sul cellulare. Mi manca proporre agli amici di uscire a un locale sempre nuovo, con qualche gimmick ad hoc per essere immortalato su qualche storia di Instagram. Vorrei poter anche riuscire a trovarmi amici del genere a Venezia, ma questi primi li conosco da almeno 4 anni, per cui probabilmente devo solo pazientare.

Adesso immagino proverò a tornare a un tentativo di routine per non rimanere bloccata nell’agitazione milanese. Avevo scritto un articolo di blog ma non avendo ancora sistemato il sito starà lì fino a data indefinita. Magari tornerò a cucire e a studiare il giapponese, che sto trascurando da almeno inizio giugno. E sicuramente ritornerò a mangiare come si deve.

Tra le altre cose ho tagliato i capelli perché volevo voltare pagina (erano troppissimi). Appena uscita dal salone mi piacevano, ma con l’andare avanti della giornata, caratterizzata da un clima interiore di disagio, ho capito finalmente a che cosa assomigliassi: o un generico ragazzo asiatico coi capelli lunghi ossessionato dallo streetwear, anelli alle dita e catena con crocefisso al collo, a cui piacciono solo le ragazze bianche (shag o mullet), o una generica nonna degli anni ’70 forse. Immagino che il taglio sia accurato a quanto avevo chiesto (forse sono un po’ troppo corti però…) e che semplicemente la forma della mia testona non sia adatta a certe complicatezze…

In compenso il parrucchiere, un certo Yohei Kuroshima (sì, mi sono viziata andando da un parrucchiere giapponese), invece di farmi pagare 70 di taglio e 40+ di piega, mi ha fatto uno sconto limitandolo a 70 euro :’( (che comunque…)

Dunque, oltre a questo ho solamente fatto uscite e mangiato fuori. Fa caldo sì ma la pioggia ci ha concesso temporaneamente un’atmosfera vivibile.

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Sempre più o meno sulla stessa linea, mia zia mi ha raccontato che sua figlia (in procinto di iniziare il terzo anno delle scuole medie a settembre), dovrà prepararsi per entrare in un liceo piuttosto rinomato di Milano, che prevede un test d’ingresso con domande d’attualità come “Chi era il presidente degli USA nel 2018?”. Ho pensato al fatto che chiedere temi del genere a dei bambini delle scuole medie sia una cosa assurda. Nonostante mi reputi una persona intelligente, penso che a 13 anni non sapessi nemmeno dell’esistenza del Kazakhstan o della Bolivia.

Mia zia ha cresciuto sua figlia un po’ a mio modello, o meglio, seguendo l’ideale di studentessa che trasudavo prima che iniziasse il mio triennio di liceo. Penso che la mia famiglia non abbia mai saputo niente di me, se non che andavo bene a scuola, nonostante non abbiano mai messo direttamente pressioni sulle mie prestazioni accademiche. Forse è per questo che collego così intrinsecamente il mio valore come persona con l’immagine che do di intelligenza.

Ricordo ancora quando avevo appena iniziato l’università a Milano e stavo dai miei zii. Io e Alice, la mia cuginetta allora di 9 anni, leggevamo insieme Il piccolo Principe in inglese per volontà di mia zia che voleva che le insegnassi la lingua. Io non ho mai insegnato niente a lei, semplicemente leggevamo e se non capiva qualche parola, gliela spiegavo. Quest’anno invece, tredicenne, ha fatto una certificazione per il francese, dopo solo 2 anni di studio delle scuole medie, e a quanto pare è diventata una lettrice accanita, sebbene di libri fantasy. Mia zia mi ha raccontato che i soldi della paghetta li spende in libri e portachiavi carini, ma anche perché quando vuole prendere vestiti o scarpe, sua madre non le fa mai mancare nulla.

Per parlare di cose più recenti, abbiamo visto Anora (2024). A quanto pare ha vinto 4 oscar, ma l’ho trovato molto mediocre. Nessuno dei personaggi è ben caratterizzato e descrivibile nella loro totalità in solo 3-4 parole, e sembrava artificialmente tirato per le lunghe. Se lo vedrai, forse mi capirai… Non sono esattamente una cinefila ma fortunatamente con gli anni credo di aver sviluppato una maturità per capire quando qualcosa mi piace o meno, senza farmi troppo influenzare dagli altri, ma non nego che mi è parso molto strano vedere quanto sia stato acclamato.

Ho letto che gli oscar per Miglior Attrice li danno sempre ad attrici che hanno preso parte in ruoli sessualizzati e oggettificati, e a quanto pare sembra che abbiano ragione. Sempre di questa annata, preferisco invece The Substance (2024), che per alcuni pare sia controverso, ma che consiglio, se mai ti annoi. Non andrò oltre per non rischiare lo spoiler, qualora volessi guardarlo. Tuttavia, non lo consiglierei come film…

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